15 aprile 2019

PRESENTATE OSSERVAZIONI ALLA PROCEDURA DI RIESAME AIA ENEL CERANO

IL RIESAME DELL'AIA DI CERANO PER TUTELARE LA SALUTE DEVE STABILIRE LIMITI ORARI ALLE EMISSIONI.

In data 12 aprile 2019 abbiamo presentato le osservazioni alla procedura di riesame dell'AIA della centrale a carbone Federico II di Brindisi in corso presso il Ministero dell'Ambiente. Le osservazioni sono state elaborate in collaborazione con l'Associazione Salute Pubblica. 
Il documento, che sarà presto pubblicato sul sito del Ministero, porta a conoscenza delle autorità coinvolte nella istruttoria gli studi di epidemiologia ambientale che hanno rilevato gli effetti sulla salute (malattie, decessi, monetizzazione della salute persa) della emissione della Centrale.
Le osservazioni contengono la richiesta che si tenga conto degli effetti sanitari attribuibili alle emissioni della centrale per ridurli quanto più possibile in base alle tecnologie disponibili. La considerazione degli effetti sanitari avversi non sembra considerata nelle AIA fino ad oggi rilasciate.
In particolare riguardo alla necessaria prescrizione dei limiti di emissioni in termini di concentrazioni nei fumi, si osserva che questi limiti dovrebbero controllare maggiormente le situazioni di inquinamento acuto, evitando picchi di emissione e concomitanze sfavorevoli (meteorologia, polveri sahariane, ecc.) e tutelando la popolazione anche dagli effetti a più breve termine.


Una corretta valutazione degli impatti integrati ambientale e sanitaria deve stabilire il danno residuo che si potrebbe raggiungere imponendo emissioni orarie minime raggiungibili applicando le migliori tecnologie disponibili.
Invece, con una singolarità di cui non si conoscono precedenti, le prescrizioni sono espresse in termini di medie mensili (approx. 720 ore di funzionamento), con un richiamo a medie su due giorni. La media mensile deve essere rispettata integrando tutte e sole le misure di inquinanti emessi al camino effettuate quando le caldaie lavorano al di sopra di una soglia di potenza: le fasi di accensione e spegnimento, critiche per l’emissione di inquinanti, sono trattate a parte senza controllo della concentrazione nei fumi. 

Con questo quadro autorizzativo, sarà dunque possibile continuare ad emettere circa 10 milioni di metri cubi di fumi ogni ora, con concentrazioni superiori a quanto si potrebbe fare applicando le migliori tecnologie disponibili (BAT, Best Available Technologies):
• 7 volte in più per SO2
• 1 volta e mezzo in più per NOx
• 2 volte in più per le polveri.

I limiti annui, espressi in tonnellate per questi tre inquinanti, impediscono che tale potenziale inquinamento possa avvenire ininterrottamente per tutto l’anno, ma senza impedire che si possa verificare ogni ora.
Il rispetto dei limiti annui sarà possibile solo se la centrale resterà improduttiva (in tutto, o in alcuni gruppi su quattro) per un determinato lasso di tempo durante l'anno, come peraltro sta già succedendo per la scarsa competitività nel sistema di produzione e vendita dell’energia elettrica di origine fossile. Ancor meglio una chiusura definitiva dell'impianto sarebbe l'unica vera ed efficace soluzione per contrastare il suo impatto nocivo sul territorio.
Appare chiaro invece, che un siffatto quadro autorizzativo sia più consono alle strategie commerciali e ai profitti privati piuttosto che a considerazioni di prevenzione primaria e di tutela della salute.

8 aprile 2019

BRINDISI : LA STORIA NON CAMBIA

ph. Ida Santoro
Spesso succede che chi fa politica finisce per ammalarsi. Inizia con un percorso sano di idee e proposte ma poi finisce per contagiarsi e questo pare sia successo anche a chi ha iniziato la sua carriera politica indossando la nostra maglia, della quale se n’è sbarazzato al momento opportuno insieme a tutto ciò che essa stessa rappresenta. Per questo motivo come No al Carbone da sempre abbiamo scelto di non sostenere alcuno schieramento politico, alcun candidato. Quando è stato eletto Rossi a sindaco, a titolo personale, qualcuno ci sperava che la storia potesse finalmente cambiare, ma non è stato così e la realtà dei fatti lo dimostra. A pagarne le spese, come sempre sarà Brindisi: serva e sfruttata come avviene da ormai 60 anni.

Il porto poteva essere un esempio di cambiamento rispetto al passato ed invece resta ancora ostaggio dell'industria che continua ad avvelenarci e con nuovi progetti di altro cemento che distruggerà definitivamente un luogo storico: la spiaggia di S.Apollinare. Uno scempio autorizzato che vede tutte le forze politiche in consiglio comunale allineate, soltanto per poter utilizzare dei fondi con un inutile e deleterio spreco di denaro pubblico. Da cinque anni in tutti i modi possibili e documentati abbiamo dimostrato alla città e alle istituzioni che è possibile conciliare sviluppo del porto col rispetto del luoghi, producendo anche un “Dossier S.Apollinaire” (liberamente consultabile sul blog ma ignorato da tutti) contenente una bozza di proposta di progetto alternativo.

Il porto di Brindisi viene da tutti definito il "porto naturale unico al mondo", tutti ne decantano la bellezza, salvo poi permettere che chiunque venga a dettare legge disponendone come meglio crede, anche con opere devastanti dal punto di vista ambientale, morfologico, storico, archeologico, paesaggistico, identitario ed affettivo.
Nel consiglio monotematico di oggi, lunedì 8 aprile, è già prevista la scrittura di una nuova triste pagina per Brindisi: la svendita del suo porto. La storia purtroppo non è cambiata, e non cambierà, e il sindaco Rossi sarà ricordato come colui che cementificò S.Apollinare.

“Servi” disse un giorno qualcuno puntandoci il dito.

Beh, complimenti!

26 febbraio 2019

IN DIFESA DI SANT'APOLLINARE E PUNTA DELLE TERRARE

Il territorio brindisino nel corso degli ultimi decenni è stato oggetto di diversi interventi edilizi che hanno coinvolto beni di rilevante interesse paesaggistico ubicati nell’ambito portuale cittadino.
Il Comitato “No al Carbone”, storicamente impegnato nella salvaguardia del territorio, si è adoperato per contrastare lo sviluppo urbanistico–edilizio dell’area portuale, al fine di garantire il recupero e la valorizzazione dell’area di Sant’Apollinare. È noto, infatti, che detta area (patrimonio inestimabile per la comunità brindisina) sarebbe destinata ad essere irrimediabilmente trasformata in una banchina per attracco di navi (Ro-ro e/o grandi navi da Crociera) e, soprattutto, ad essere inglobata nella cintura doganale, sottraendola, di fatto, alla libera fruizione dei cittadini.
I vincoli paesaggistici ed archeologici dell’area di Punta delle Terrare sono stati puntualmente ignorati da parte dell’ufficio tecnico del Comune di Brindisi, da parte della Soprintendenza ai Beni Archeologici (in realtà le poche concessioni a salvaguardia dell’area sembra siano state ottenute, in Conferenza dei Servizi, grazie alla rappresentante dell’ente dell’epoca), da parte dell’Autorità Portuale, che ha comprato l’area noncurante dei vincoli archeologici correlati, dello stato del sottosuolo e ne ha predisposto imponenti costruzioni, pregiudicando l’integrità dell’intera zona.

La Procura di Brindisi, già dall’estate 2018, ha iniziato un’intensa attività di indagine, finendo per sequestrare e interdire parzialmente alcune aree del circuito doganale in quanto ritenute abusive. Parliamo dei varchi di accesso e delle recinzioni da cui passano migliaia di mezzi e di merci, realizzati in barba alle norme dei procedimenti paesaggistici e urbanistici. L’Autorità di Bacino invece ha evidenziato la pericolosità dei ponti costruiti sulla foce dei canali, disponendone la rimozione.
 
Come No al Carbone abbiamo denunciato sin dal 2014, in tutte le sedi opportune, queste “stravaganze amministrative”, a partire dalla illegittimità delle opere ivi realizzate, evidenziando come tali imponenti costruzioni medio tempore realizzate dall’Autorità Portuale di Sistema del Mar Adriatico Meridionale, stiano pregiudicando la salvaguardia dell’area e, soprattutto, l’integrità del sottosuolo per i vincoli di natura idrogeologica connessi.
Attualmente abbiamo deciso di conferire incarico ai nostri legali di fiducia per porre in essere, anche mediante iniziative di carattere giudiziario, tutte le azioni possibili a tutela dell’intera area.
In particolare, con l’Avvocato Stefano Latini abbiamo provveduto a denunciare all’Autorità Giudiziaria, quelle attività e progettualità in programma che, con elevata probabilità, potrebbero dar luogo alla mancata salvaguardia del sito archeologico, provocando la messa in pericolo dello stesso: sono le opere già compiute e ritenute abusive dalla Magistratura locale, che le ha poste sotto sequestro, in violazione del vincolo archeologico esistente sull’area, e l’eventuale realizzazione di banchine e nuovi moli.
Contestualmente, abbiamo conferito mandato all’Avvocato amministrativista Giuseppe Durano per predisporre atto di intervento ad opponendum nell’ambito del giudizio amministrativo avente a oggetto il procedimento di conformità urbanistica delle opere in questione. L’Autorità di Sistema Portuale, infatti, ha agito innanzi al TAR Puglia – Sez. di Bari avverso il provvedimento di diniego adottato dal Provveditorato Interregionale OO.PP., il quale aveva recepito i pareri sfavorevoli resi dalle Amministrazioni competenti (Regione Puglia e Comune di Brindisi).
Grazie all’attività giudiziaria intrapresa innanzi al Giudice Amministrativo, il Comitato ha ottenuto (per tramite del suo legale) che la causa venisse discussa innanzi alla Sezione di Lecce del TAR Puglia (sede competente per il territorio di Brindisi), sottoponendo al Giudice tutte le défaillance amministrative che hanno contraddistinto il procedimento paesaggistico – urbanistico intrapreso dall’Autorità.
In data 20 febbraio u.s. è stata discussa l’udienza cautelare per la concessione di misure di urgenza. Tuttavia, anche alla luce delle nostre argomentazioni difensive, la richiesta di provvedimenti d’urgenza è stata rinunciata e la causa verrà discussa in sede di merito il 22 maggio p.v.
In tale occasione noi continueremo a far valere gli interessi di una comunità che chiede di salvaguardare il sito archeologico più importante della città.
Abbiamo inoltre deciso di organizzare un incontro con la stampa e con tutta la cittadinanza per far conoscere lo stato dell’arte dal punto di vista amministrativo e presenteremo, ancora una volta, le nostre proposte per la riqualificazione e la valorizzazione di tutta l’area di Sant’Apollinare: dalle banchine di Costa Morena fino al capannone Montecatini.

14 dicembre 2018

PRESENTATO NUOVO ESPOSTO IN PROCURA. PUNTA DELLE TERRARE / SANTA APOLLINARE SONO LUOGHI DA TUTELARE



Pochi giorni fa abbiamo presentato in Procura un nuovo esposto a sostegno ed integrazione di quello depositato il 7 gennaio 2016 dopo la sospensione dei lavori della Security avviati dall’Autorità Portuale disposta dalla Soprintendenza.
Le opere in questione, infatti, ricadono in aree “paesaggisticamente” vincolate per legge (ai sensi dell’art.142 comma 1 lettera a) e c) D.Lgs N.42/2004), pertanto “i proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo di immobili ed aree di interesse paesaggistico tutelati dalla legge, non possono distruggerli né modificarli”.


Ma cerchiamo di riprendere il filo del discorso.
Il 28 luglio 2018 a seguito del sequestro dell’area di Punta delle Terrare/S. Apollinare e di richiesta di dissequestro da parte di Patroni Griffi, abbiamo scritto un comunicato stampa denunciando l’arroganza dell’Autorità Portuale chiedendo contestualmente al Sindaco l’apertura di un tavolo affinchè si potesse delineare la revoca di quel progetto e definire la restituzione di quell’area alla città.

23 settembre 2018

SI TORNA A PARLARE DI TAVOLI TECNICI E DI AMBIENTALIZZARE QUANDO INVECE IL TEMA DOVREBBE ESSERE IL PROGRAMMA DI DISMISSIONI E BONIFICA.


La torcia del Petrolchimico è tornata a sfiammare, l'immagine è impressionante, ma ciò che non si vede è assai peggiore. Ancora una volta ARPA ci dirà che i valori sono nella norma ma anche quando si registrano sforamenti non ci risultano né penalizzazioni per l'azienda, né tutele per i cittadini. Intanto i brindisini continuano a vivere (e a morire) con l'ingombrante presenza dei mostri che li avvelenano. E non è una semplice supposizione. Abbiamo un archivio continuamente aggiornato con video e foto di ogni sfiammata, abbiamo presentato un esposto in procura, abbiamo raccolto migliaia di firme per avere un'indagine epidemiologica che confermasse ciò che già si sapeva, che si viveva quotidianamente con il dramma della malattia e della morte di parenti, amici, conoscenti. Abbiamo fatto presidi sotto la ASL per chiedere che venissero resi noti i dati relativi. E finalmente lo studio Forastiere ha sancito in maniera netta la responsabilità delle emissioni del petrolchimico e delle centrali per l'incidenza di patologie e morti ad esse collegate. Emissioni continue, inaccettabili.

29 luglio 2018

PUNTA DELLE TERRARE: LE INDAGINI SMASCHERANO UNA GESTIONE PRIVATA DI UN BENE PUBBLICO SENZA ALCUN CONTROLLO DELLE ISTITUZIONI PREPOSTE

Più volte in passato abbiamo lanciato l’allarme su S.Apollinare (vedi link) arrivando anche a presentare, nel gennaio 2016, un esposto in Procura per i lavori avviati dall’Autorità Portuale, nel quale si chiedeva di accertare il rispetto dei vincoli paesaggistici ed archeologici ricadenti in quell’area, convinti che tutta l’area archeologica di Punta delle Terrare , la storica spiaggia di S.Apollinare e Villa Skirmunt, debbano essere preservate e valorizzate. 

Quei luoghi appartengono alla nostra Storia, all’identità di questa città. Radici che non possono essere soffocate dal cemento di un inutile molo progettato più di dieci anni fa, né da orribili recinzioni che da oltre un anno bloccano il semplice accesso ai cittadini, né tantomeno da atti di incredibile arroganza istituzionale. L’arroganza di chi gestisce un bene pubblico ritenendo di non dover dar conto a nessuno, come fosse casa propria (anzi peggio, perché in casa propria non sverserebbe rifiuti), l’arroganza di chi usa soldi PUBBLICI per deturpare quei beni anziché proteggerli e renderli maggiormente fruibili ai cittadini.

Leggendo le notizie riportate in questi giorni (vedi link) dalla stampa riguardo le motivazioni del sequestro di quella porzione di porto, si rimane basiti di fronte all’emergere di responsabilità gravissime da parte di tutti i soggetti coinvolti in questa indagine. Dai rappresentanti dell’Autorità Portuale ai responsabili del Comune, dal direttore lavori alle ditte e persino da chi (la soprintendenza archeologica) aveva l’unico compito di sorvegliare che i lavori fossero rispettosi dei vincoli archeologici e paesaggistici ricadenti in quella zona. Riguardo quest’ultima vogliamo inoltre evidenziare che una nostra PEC inviata in data 4 agosto 2017, con la quale chiedevamo informazioni su cosa avvenisse all’interno di quel cantiere, non ha MAI avuto risposta, nonostante un ente pubblico abbia l’obbligo di rispondere entro 30 gg.

Tra le tante nostre iniziative volte ad attirare l’attenzione su questa tematica, ci sono state intere giornate dedicate alla pulizia della spiaggia in abbandono; la successiva “Mellonata di fine agosto” con musica, poesie, canzoni, fotografie e tanti cittadini ad ammirare la stupenda visuale del castello e della città; gli incontri con Regione, Provincia, Comune; una mostra con le immagini, la storia, il progetto di cementificazione e ciò che invece vogliamo che diventi quel luogo; una raccolta di firme per bloccare il progetto dei nuovi accosti dell’Autorità Portuale e per riqualificare l’intera area; l’esposto già citato e l’ultima nostra azione lo scorso anno, quando già l’intera zona era stata recintata e solo grazie alla collaborazione con i Vogatori Remuri Brindisi siamo riusciti a “sbarcare” sulla mitica spiaggia, un gesto simbolico per ribadire che quel luogo appartiene ai brindisini e a loro deve tornare.

Questa città deve finalmente decidere se continuare a guardare ad un passato con un modello industriale ed economico fallimentare, velenoso e con un approccio aggressivo al proprio territorio, oppure alzare finalmente lo sguardo ad un futuro che è oggi, attraverso la propria storia, identità e incredibile bellezza. Insomma credere in sé stessa e non in progetti come sempre calati dell'alto, avulsi dal contesto. Il recupero della spiaggia di Sant'Apollinare e di Punta delle Terrare rappresenta un punto di svolta anche culturale per questo territorio dopo circa 60 anni di industrialismo selvaggio e ansia cementificatoria.

Fiduciosi nell'azione intrapresa dalla magistratura, confidiamo nel BLOCCO TOTALE di ogni altra opera ed IL RIPRISTINO dei luoghi con l’ELIMINAZIONE di quanto illecitamente costruito e il RISPETTO dei vincoli già esistenti. Ma non solo. Chiediamo al Sindaco e alla nuova Amministrazione Comunale di aprire URGENTEMENTE un tavolo in cui si definisca con l’Autorità Portuale la RESTITUZIONE alla città di quell’area, la valorizzazione dell’area archeologica di Punta delle Terrare, la ristrutturazione di Villa Skirmunt per adibirla a museo, il recupero della storica spiaggia di S.Apollinare con un concorso di idee che la renda fruibile ai cittadini e ai turisti, la restituzione di tutte le altre aree che ricadono nella competenza della AP ma sono di tutti, come l'ex capannone Montecatini.

Questa città deve decidere da che parte andare. Se continuare a guardare al passato, a quel modello di sviluppo che ha ormai mostrato tutti i suoi aspetti negativi, oppure se aprire davvero una fase nuova. Cominciando col proteggere ciò che ancora non è stato totalmente distrutto, salvandolo dall’incuria, dagli abusi, dalla mancanza di rispetto.