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10 dicembre 2013

SULL'INCONTRO DEL COORDINAMENTO NO AL CARBONE CON IL MINISTRO DELL'AMBIENTE ORLANDO.

Alcuni membri del coordinamento
Il primo intervento di adattamento ai cambiamenti climatici non può che essere quello di  revisione delle politiche energetiche, dei trasporti, della gestione dei rifiuti, urbanistiche e della gestione del territorio.
Senza timidezze.
Questo ci sentiamo di affermare come Coordinamento Nazionale No al Carbone a margine del convegno organizzato dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare per presentare il lavoro di ricerca SNAC – Elementi per l’elaborazione della Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici affidato al Centro Euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici.

9 dicembre 2013

NO AL CARBONE NAZIONALE ALLA CONSULTAZIONE DEL MINISTRO ORLANDO.

Oggi alcuni rappresentanti del  Coordinamento Nazionale No al carbone parteciperanno ad una consultazione pubblica in cui il Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando  presenterà  la bozza di Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. Un documento nato da un processo avviato nel 2012 e che ha visto la il coinvolgimento di rappresentanti sia del mondo accademico e scientifico, sia delle amministrazioni centrali e locali. 
Nei prossimi giorni seguirà un nostro comunicato stampa con il resoconto e le nostre considerazioni sul documento.  Intanto ci presentiamo a questo con la convinzione che “ la vera possibilità per evitare pericolosi cambiamenti climatici è LASCIARE LA MAGGIOR PARTE DELLE RISERVE FOSSILI SOTTO TERRA."

28 settembre 2013

L'ALLARME DELL'IPCC, PARLA L'ESPERTO: "TAGLIARE SUBITO PETROLIO E CARBONE"

Sandro Fuzzi, del Cnr di Bologna, commenta i risultati del rapporto degli scienziati dell'Onu. "E' arrivato il momento di agire. Serve un taglio del 60% al 2030"
Sandro Fuzzi
ROMA - "Questo rapporto segna una svolta: ormai i margini di incertezza sul ruolo umano nel cambiamento climatico sono praticamente scomparsi. E' arrivato il momento di agire", spiega Sandro Fuzzi, dell'Istituto Isac-Cnr di Bologna, uno dei revisori del rapporto.  Il parere della scienza è netto, le azioni della politica molto meno. Nel 2009 a Copenaghen  hanno deciso di rimandare tutto al 2020.

CLIMA , L'ALLARME DEGLI SCENZIATI ONU: DATI CONFERMATI, BISOGNA INTERVENIRE SUBITO



Presentati oggi a Stoccolma i numeri del rapporto sul cambiamento climatico (stilato ogni sei anni) del panel di esperti dell'Ipcc che concludono: bisogna dimezzare le emissioni di gas serra in pochi anni. Altrimenti le temperature saliranno di 3,7 gradi e i mari di 61 centimetri con scenari apocalittici 

QUELLO che preoccupa non sono i dati, un affinamento di previsioni già note, ma il progressivo restringersi dei margini di incertezza: le decine di centimetri che i mari ruberanno nell'arco del secolo, le onde roventi che colpiranno le città, la crescente violenza degli uragani fanno parte di una nuova natura che, a suo danno, l'uomo costruisce bruciando combustibili fossili e deforestando. E' questa la principale novità contenuta nel quinto rapporto dell'Ipcc, la task force intergovernativa dei climatologi Onu, presentato oggi a Stoccolma. Rispetto al quarto rapporto, quello del 2007, c'è un nuovo salto di conoscenza.

7 luglio 2013

L'UNICO ESUBERO DELL'ENEL DEVE ESSERE IL CARBONE

Comunicato stampa Brindisi Bene Comune

Foto: Ida Santoro
C’erano una volta le favole dell’Enel: il carbone pulito, gli impianti di cattura della CO2, il centro ricerca , il lavoro per i brindisini, favole che oggi l’ENEL, con il suo piano di ristrutturazione che prevede 3500 esuberi in tutt’Italia, e quindi anche a Brindisi e il pesante taglio degli addetti del Centro Ricerche di Brindisi, la chiusura dell’impianto pilota di cattura della CO2, si infrangono con la dura realtà, mostrando il vero volto arrogante della multinazionale energetica nei confronti della città e dei suoi lavoratori. Si è sfruttato questo territorio bruciando in questi decenni quasi cento milioni di tonnellate di carbone che hanno garantito profitti lordi per Enel per circa 5 miliardi di euro pari a diecimila miliardi di vecchie lire, lasciando invece danni immensi alla nostra città sul piano ambientale e sanitario come certificato dallo studio dell’Agenzia Europea sull’Ambiente.

29 giugno 2013

SI DIA INIZIO AL -NO AL CARBONE DAY-


A  Brindisi, come in molte altre città d’Italia e del mondo, oggi si terrà: "End the Age of Coal", la giornata di mobilitazione internazionale contro il carbone, la  fonte energetica  più tossica e climalterante del pianeta.
Una manifestazione che esprime la volontà chiara di molte persone, in ogni angolo del Pianeta, di uscire definitivamente dall' Era del carbone.
 
#ENDCOAL è una campagna globale contro il carbone nata circa una settimana fa ad Istanbul grazie al lavoro di un gruppo di oltre 500 attivisti provenienti da tutto il mondo. Dalla Turchia le adesioni si sono allargate rapidamente a macchia d'olio  in tutta Europa e quindi anche in Italia dove ci  sono state subito  le adesioni delle città simbolo della lotta al carbone: Civitavecchia, La Spezia, Brindisi e Porto Tolle.

27 giugno 2013

LA COLOSSALE BUFALA DELLA CATTURA DELLA CO2.

L'inaugurazione dell'impianto bufala.
Che il progetto dell'impianto di cattura della CO2 fosse una colossale bufala, noi lo avevamo detto due anni fa attraverso una videolettera alla ministra Prestigiacomo. E Lo abbiamo ribadito all' assemblea dei soci svoltasi a Roma il 30 Aprile scorso. In quella sede al consiglio di amministrazione Enel abbiamo chiesto come mai a Brindisi, invece di investire nell' efficientazione degli impianti si buttano via svariati milioni di euro in un'opera di folle ingegneria, che non porterà a nessun risultato apprezzabile se non in forma di propaganda?
"Nichel, piombo, cadmio, mercurio e tutte le altre sostanze cancerogene continuano ad essere emesse tranquillamente; oltre al fatto che la cattura dell’ 1-2% di 15 milioni di tonnellate di co2, che non è una sostanza inquinante ma climalterante, sono un quantitativo ridicolo rispetto all'investimento effettuato."
 
Tante le domande fatte in quella sede ad Enel ma poche ed evasive sono state le risposte.

NEANCHE DUE MESI E LE BALLE DELLA PROPAGANDA, COME DELLE BOLLE DI SAPONE, HANNO FATTO PUFF!


22 giugno 2013

IL 29 GIUGNO TUTTO IL MONDO DICE "NO" AL CARBONE. E TU?

Il 29 giugno si svolgerà una  giornata di mobilitazione internazionale per connettere tutte le campagne attive, in tutti i Paesi del mondo, contro l'uso del carbone come fonte energetica. 
L'iniziativa (http://globalpowershift.org/) parte da 350.org, un'associazione che si batte per il contrasto ai cambiamenti climatici; ma ha un carattere inclusivo, vuole incentivare la collaborazione tra realtà diverse che si battono per un medesimo risultato: superare l'era del carbone, avviare la rivoluzione energetica.

Anche a Brindisi ci troveremo il Sabato 29 Giugno per tutta la giornata sul porto all’altezza delle due colonne.
  

Svolgeremo attività a terra e sul mare. Biciclettate, barche a vela e a remi colorate di striscioni e bandiere, banchetti, attività per bambini e adulti, prodotti biologici e a km 0, musica e interventi. E tante altre idee che potrete proporre, perché l’iniziativa è orizzontale e portata avanti da chiunque voglia contribuire concretamente.

IL 29 GIUGNO, IN OGNI CONTINENTE, MIGLIAIA DI PERSONE MANIFESTERANNO CONTRO IL CARBONE. FACCIAMOLO ANCHE NOI!

19 ottobre 2012

LA PURA FOLLIA DELLA TECNOLOGIA CCS

L'inaugurazione dell'impianto di Brindisi
Molti si aspettavano un ruolo determinante della CCS nella riduzione delle emissioni: per la IEA questa tecnologia dovrebbe ridurre le emissioni di 7 miliardi di tonnellate con 130 installazioni operative al 2020. Ma le cose non stanno andando per il verso giusto: gli impianti funzionanti sono solo 8 e diversi progetti sono stati abbandonati.

LE ASPETTATIVE DELUSE DELLA CATTURA DELLA CO2.

30 maggio 2012

Non ne possiamo più delle bugie di Enel

Enel è killer del clima numero 1°. Ce lo confermano i dati pubblicati oggi dal Carbon Market Data, l’istituto che raccoglie le informazioni sulle emissioni di CO2 in Europa dai grandi impianti: con 78 milioni di tonnellate di CO2 emesse nel 2011, Enel è il quarto emettitore assoluto europeo di anidride carbonica e il primo in Italia.

Leggi le bugie di Enel quì

16 febbraio 2011

Sequestro della CO2, boomerang climatico?

Brindisi: l'1 marzo Enel inaugura il progetto pilota CCS
Martedi 1 marzo si inaugura a Brindisi, nell' area adiacente alla centrale termoelettrica Enel Federico II di Cerano, il primo impianto pilota italiano, secondo in Europa, per la cattura e il sequestro della CO2. Interverranno il sindaco Domenico Mennitti, il presidente della Provincia Massimo Ferrarese, il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, l’amministratore delegato e direttore generale Enel Fulvio Conti, il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo e il commissario europeo per l’energia Gunther Oettinger.  

Sequestro della CO2, boomerang climatico?
Un nuovo studio degli impatti sul clima a lungo termine della CCS. Il sequestro della CO2, specie se fatto iniettandola negli oceani, è rischioso per il riscaldamento globale. Il sequestro geologico farebbe male al clima anche con perdite minime nel corso dei secoli. Il rischio è soprattutto per chi verrà dopo di noi.
La cattura della CO2? Rischia di essere un boomerang per il clima: date le possibilità concrete di perdite nei vari metodi di sequestro e i feed-back ambientali che queste potrebbero innescare, praticare la CCS, ossia la cattura e il sequestro della CO2, sul lungo termine potrebbe rivelarsi peggio per il clima rispetto a non praticarla. Da uno studio pubblicato pochi giorni fa su Nature Geoscience (vedi abstract) arrivano nuovi dubbi attorno al possibile contributo di quella che molti vedono come una soluzione irrinunciabile per mitigare l’effetto serra.

A interrogarsi sugli effetti sul clima della CCS sul lungo periodo è Gary Shaffer, climatologo del Niels Bohr Institute e direttore del Danish Center for Earth System Science. Come spiega nell’abstract, Shaffer ha preso in considerazione 5 scenari relativi a diversi metodi e scale di applicazione della CCS, e ne ha ipotizzato gli effetti sul clima su un lunghissimo periodo (fino a 100mila anni). Per la maggior parte degli scenari il risultato è un ampio surriscaldamento, solo ritardato e una forte acidificazione degli oceani.

In particolare, il sequestro del gas serra iniettato nella profondità degli oceani, la cosidetta “deep-ocean carbon storage”, sarebbe il metodo più controproducente: sul lungo periodo porterebbe ad un forte aumento della concentrazione della CO2 negli oceani, con relativa acidificazione, impatto negativo sugli ecosistemi marini e riduzione della capacità di assorbire il gas serra. Migliore lo stoccaggio geologico, ossia in cavità sotterranee naturali. Affinché però il metodo risulti utile – scrive Shaffer – bisognerebbe che le eventuali perdite fossero inferiori all’1% della CO2 stoccata ogni mille anni.

L’alternativa è compensare attivamente le perdite ri-sequestrando la CO2 dall’atmosfera ma, si fa notare, sarebbe difficile far sì che il sequestro mantenga il passo con le perdite. E questo vorrebbe dire che - per mantenere la concentrazione atmosferica della CO2 desiderata - la CCS dovrebbe continuare ad essere praticata per migliaia di anni: un'eredità pesante per il mondo del futuro, paragonabile in un certo modo – fanno notare dal Niels Bohr Institute nel presentare il lavoro - alla gestione delle scorie nucleari.

"La cattura della CO2 - spiega Shaffer - ha molti vantaggi potenziali rispetto ad altre forme di geoingegneria. È sensato modificare il bilancio della radiazione assorbita rimettendo il carbonio dov’era. L’anidride carbonica ha una vita lunga ed è distribuita omogeneamente a livello globale, rendendo possibile l’impresa di controllarla con meno possibilità di "spiacevoli soprese climatiche". Tuttavia non si dovrebbero sottostimare i potenziali problemi di perdite dai depositi sotterranei nel breve e lungo periodo. Il carbonio nella sua forma leggera cercherà sempre di fuggire dal terreno o dai fondali marini, quel che sta avvenendo nel Golfo del Messico dovrebbe essere un avvertimento”.

E conclude: “I pericoli legati al sequestro della CO2 sono reali e lo sviluppo di questa tecnica non deve essere usata come argomento per continuare a mantenere alto il livello alto di emissioni. Al contrario dovremmo limitare fortemente le emissioni adesso per ridurre la necessità di usare il sequestro della CO2 in modo massiccio, riducendo così gli effetti indesiderati e il fardello a carico delle prossime generazioni”.

Un’affermazione assolutamente condivisibile tanto più che oltre ai pericoli legati allo stoccaggio la CCS presenta molte altre controindicazioni (Qualenergia.it, sezione “Sequestro CO2”): comporta consumi maggiori di combustibili e acqua, è costosa e non applicabile su larga scala nell’immediato. Ma soprattutto è una soluzione che ci mantiene legati ad un modo di produrre energia, quello delle grandi centrali a combustibili fossili, che va abbandonato al più presto (e non solamente per la questione clima), mentre dirotta risorse ed energie che andrebbero indirizzate verso soluzioni disponibili subito e con meno controindicazioni.

GM  30 giugno 2010  (www.qualenergia.it)

30 ottobre 2009

La tecnologia per la cattura della CO2 favola o realtà?

Uno dei temi caldi affrontati sui tavoli tecnici delle convenzioni energetiche è quello della cattura della CO2.
Come molti sapranno la CO2, anidride carbonica, dispersa in atmosfera non è un gas tossico-nocivo ma è un gas clima alterante ed è il principale responsabile del cosiddetto effetto serra. La centrale Enel Federico II di Cerano bruciando 8 milioni di tonnellate di carbone all’anno è uno dei principali produttori di CO2 in Europa, produce infatti circa 15 milioni di tonnellate annue di CO2. I protocolli di Kyoto vincolano i paesi che l’hanno firmato alla riduzione della CO2 emessa in atmosfera e quindi anche l’Italia per non incorrere in pesanti sanzioni economiche deve adoperarsi per la riduzione della CO2.

Il primo e più semplice metodo per abbattere le emissioni di CO2 è ovviamente basato sulla riduzione del consumo del carbone, cosa che ridurrebbe anche le quantità di energia elettrica prodotta e quindi i profitti delle aziende elettriche.
Le aziende elettriche negli ultimi anni propongono un’altra via per ridurre le emissioni di CO2 basata su tecnologie per la cattura della CO2.
Ma in cosa consiste questa tecnologia? In breve essa viene denominata CCS ovvero cattura di carbonio e stoccaggio. Scopriamo quindi che la CO2 catturata in vari modi deve quindi essere stoccata in depositi. Attualmente si prevede di depositarla nel sottosuolo all’interno di giacimenti petroliferi o di gas ormai esauriti.

L’uso di queste tecnologie aprono in realtà tutta una serie di problemi su cui le aziende elettriche non forniscono spiegazioni chiare e convincenti:

1) Qualora anche a Brindisi si volesse realizzare un impianto per la cattura della CO2 con l’attuale tecnologia quanta CO2 si potrebbe sequestrare? Dal sito web dell’Enel otteniamo una prima risposta: “Intesa tra Enel e Institut francais du petrole per la realizzazione di un sistema di cattura post-combustione dell'anidride carbonica attraverso solventi chimici.
Enel realizzerà nella centrale "Federico II" un impianto pilota da 2,25 tonnellate l'ora di CO2, che entrerà in funzione a inizio 2010”.
Quindi uso di solventi chimici? Quali e con quale impatto ambientale ? Inoltre si cattura CO2 pari a 20.000 tonnellate all’anno ben poca cosa rispetto ai 15.000.000 di tonnellate emesse.
Il comunicato del giugno del 2009 si chiude con “Si tratta di verificare se questi esperimenti avranno il successo sperato e in tempi giudicati accettabili rispetto alle emergenze ambientali del pianeta.” Quindi abbiamo a che fare con sperimentazioni o con tecnologie mature?

2) Ma anche ammesso e non concesso che si riesca a catturare 2 milioni all’anno di tonnellate di CO2 dove la si mette tutta questa CO2? Basti pensare che in dieci anni occorrerà stoccare circa 20mln di tonnellate di CO2. Nelle vicinanze di Brindisi ovviamente non esistono giacimenti petroliferi esauriti.
Quindi dove? Anche in questo caso apprendiamo da un comunicato pubblicato sul sito web Enel “ENEL E ENI FIRMANO ACCORDO STRATEGICO PER LA CATTURA DELLA C02” poi prosegue “Enel costruirà un impianto di cattura e liquefazione della CO2 a Brindisi, mentre Eni inietterà la CO2 all’interno del giacimento esaurito di Stogit di Cortemaggiore (Piacenza).” Bene quindi la CO2 catturata a Brindisi finirà a Piacenza. Ma come vi arriverà? L’unico modo per poter spostare tali quantità di CO2, dopo averla pressurizzata è realizzare un gasdotto. Ma esiste un progetto per la costruzione del gasdotto? Ha tale progetto di un gasdotto che attraverserebbe tutta l’Italia ottenuto la Valutazione di Impatto Ambientale e i relativi permessi? Di questo non vi è traccia.
Inoltre trasportare milioni di tonnellate di CO2 da Brindisi a Piacenza costerà tantissimo. Un costo pesante anche per le multinazionali dell’energia.

3) Il Processo di cattura della CO2 inoltre è un processo dispendioso in termini energetici. Occorre quindi spendere parte dell’energia prodotta dalla combustione del carbone per catturare la CO2 emessa dalla combustione del carbone stesso.
In definitiva la centrale perde efficienza, di quanto? Gli studi più attendibili prevedono almeno un 10 % di perdita di efficienza. Ma qui avviene la cosa più paradossale: occorrerà aumentare l’uso del carbone per avere la stessa quantità di energia elettrica prodotta poiché parte dell’energia prodotta servirà per catturare la CO2 emessa dalla combustione del carbone.

Da queste prime e semplici considerazioni sorgono dei dubbi sulla effettiva possibilità di avere dei sistemi di cattura e stoccaggio della CO2 per grandi impianti. Tant’è che un recente rapporto di Greenpeace sulle tecnologie CCS è stato così intitolato: “ Il confinamento della CO2: un’illusione”

Ing. Riccardo Rossi
ricercatore
Medicina Democratica e Salute Pubblica

2 ottobre 2009

“Sforate le quote di CO2” dopo l'interrogazione del capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, Enel nega e ribatte.


Una nota del capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, Antonio Maniglio.
“In base alle indagini del Registro europeo e di ‘carbon market data’ lo stabilimento brindisino è al primo posto in Italia per quantità di emissioni di anidrite carbonica (Co2) con 14,9 tonnellate; un dato impressionante se si tiene conto che l’Ilva di Taranto, collocata al secondo posto, emette 10,8 tonnellate.
Ma mentre l’Ilva si mantiene al di sotto delle quote assegnate (13,3) la centrale di Cerano ne sfora i limiti (+ 3,9), con l’aggravante che a Brindisi operano due altre centrali (edipower ed enipower) che immettono altro gas serra (5,1 tonnellate).
In presenza di questo quadro è necessario che Enel riveda le sue modalità di produzione per attenersi anzitutto alle quote assegnate e per programmare già un ulteriore abbattimento delle emissioni.
Si tratta di una scelta non contrattabile, sia perché corrisponde agli interessi del Salento, e alla necessità di tutelare la salute dei cittadini e l’ambiente, ma anche perché è uno dei punti qualificanti del Pear (piano energetico ambientale regionale).
E’ ora, pertanto, che - come è accaduto con Taranto, attraverso l’approvazione di una legge regionale che ha costretto l’Ilva a ridurre le emissioni di diossina - anche per Brindisi si apra un confronto per approdare a una riduzione delle emissioni in tempi rapidi.
Questo, d’altronde, era e rimane un impegno del presidente Vendola e questa deve essere la priorità per gli enti locali di Brindisi e Lecce.
Ecco perché ho preparato un’interrogazione urgente al Presidente della giunta per sapere quali sono le iniziative della Regione in corso e come ci si intende rapportare con le altre istituzioni territoriali, e con Enel, per cancellare il poco invidiabile primato delle emissioni di Cerano”.
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ENEL NEGA E RIBATTE

«Tutte le emissioni delle centrali Enel sono monitorate e ampiamente al di sotto dei limiti di legge». È quanto sostiene l'Enel in un comunicato di risposta al capogruppo del Pd alla Regione Puglia, Antonio Maniglio. Nella nota l'Enel evidenzia che «un tavolo di confronto tra Regione Puglia ed Enel già esiste e sta lavorando seriamente. Ci si appresta ora a una verifica per valutarne i risultati». Il tavolo - sostiene l'Enel - sta affrontando «con un approccio moderno e innovativo», tematiche energetiche e ambientali importanti per la Puglia e il territorio brindisino: «il potenziamento delle infrastrutture di distribuzione per consentire la connessione dei numerosi progetti di impianti di produzione da fonti rinnovabili; lo sviluppo di due progetti di ricerca finalizzati alla cattura e riduzione della CO2; ingenti investimenti ambientali nella centrale »Federico II« di Brindisi; la condivisione di un sistema che coniughi al meglio lo sviluppo di fonti rinnovabili con la riduzione di CO2. »La serietà del lavoro sinora svolto - si afferma - non lascia spazio a confusioni concettuali.
Non giova a nessuno confondere la CO2 con le emssioni territoriali e tanto meno con la diossina«. In particolare, si fa presente »la CO2, come è noto, non è un inquinante, tanto che nessuna organizzazione di tutela della salute al mondo ne ha fissato limiti alle emissioni. La CO2, infatti, è un gas innocuo senza effetti su salute e ambiente, ma è ritenuto responsabile, insieme ad altri gas, dell'effetto serra a livello globale«. Ed essendo un problema globale, »non conta il 'dovè le emissioni avvengono ma il 'quantò si riesce a ridurne l'ammontare totale«. Di qui le iniziative messe in campo dall'Europa, e le raccomandazioni - si ricorda nella nota - di Obama. E »mentre le emissioni di Co2 dell'Italia tra il 2000 e il 2008 sono aumentate del 3% - si conclude - le emissioni di Co2 delle centrali Enel sono scese di ben il 35%