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26 febbraio 2019

IN DIFESA DI SANT'APOLLINARE E PUNTA DELLE TERRARE

Il territorio brindisino nel corso degli ultimi decenni è stato oggetto di diversi interventi edilizi che hanno coinvolto beni di rilevante interesse paesaggistico ubicati nell’ambito portuale cittadino.
Il Comitato “No al Carbone”, storicamente impegnato nella salvaguardia del territorio, si è adoperato per contrastare lo sviluppo urbanistico–edilizio dell’area portuale, al fine di garantire il recupero e la valorizzazione dell’area di Sant’Apollinare. È noto, infatti, che detta area (patrimonio inestimabile per la comunità brindisina) sarebbe destinata ad essere irrimediabilmente trasformata in una banchina per attracco di navi (Ro-ro e/o grandi navi da Crociera) e, soprattutto, ad essere inglobata nella cintura doganale, sottraendola, di fatto, alla libera fruizione dei cittadini.
I vincoli paesaggistici ed archeologici dell’area di Punta delle Terrare sono stati puntualmente ignorati da parte dell’ufficio tecnico del Comune di Brindisi, da parte della Soprintendenza ai Beni Archeologici (in realtà le poche concessioni a salvaguardia dell’area sembra siano state ottenute, in Conferenza dei Servizi, grazie alla rappresentante dell’ente dell’epoca), da parte dell’Autorità Portuale, che ha comprato l’area noncurante dei vincoli archeologici correlati, dello stato del sottosuolo e ne ha predisposto imponenti costruzioni, pregiudicando l’integrità dell’intera zona.

La Procura di Brindisi, già dall’estate 2018, ha iniziato un’intensa attività di indagine, finendo per sequestrare e interdire parzialmente alcune aree del circuito doganale in quanto ritenute abusive. Parliamo dei varchi di accesso e delle recinzioni da cui passano migliaia di mezzi e di merci, realizzati in barba alle norme dei procedimenti paesaggistici e urbanistici. L’Autorità di Bacino invece ha evidenziato la pericolosità dei ponti costruiti sulla foce dei canali, disponendone la rimozione.
 
Come No al Carbone abbiamo denunciato sin dal 2014, in tutte le sedi opportune, queste “stravaganze amministrative”, a partire dalla illegittimità delle opere ivi realizzate, evidenziando come tali imponenti costruzioni medio tempore realizzate dall’Autorità Portuale di Sistema del Mar Adriatico Meridionale, stiano pregiudicando la salvaguardia dell’area e, soprattutto, l’integrità del sottosuolo per i vincoli di natura idrogeologica connessi.
Attualmente abbiamo deciso di conferire incarico ai nostri legali di fiducia per porre in essere, anche mediante iniziative di carattere giudiziario, tutte le azioni possibili a tutela dell’intera area.
In particolare, con l’Avvocato Stefano Latini abbiamo provveduto a denunciare all’Autorità Giudiziaria, quelle attività e progettualità in programma che, con elevata probabilità, potrebbero dar luogo alla mancata salvaguardia del sito archeologico, provocando la messa in pericolo dello stesso: sono le opere già compiute e ritenute abusive dalla Magistratura locale, che le ha poste sotto sequestro, in violazione del vincolo archeologico esistente sull’area, e l’eventuale realizzazione di banchine e nuovi moli.
Contestualmente, abbiamo conferito mandato all’Avvocato amministrativista Giuseppe Durano per predisporre atto di intervento ad opponendum nell’ambito del giudizio amministrativo avente a oggetto il procedimento di conformità urbanistica delle opere in questione. L’Autorità di Sistema Portuale, infatti, ha agito innanzi al TAR Puglia – Sez. di Bari avverso il provvedimento di diniego adottato dal Provveditorato Interregionale OO.PP., il quale aveva recepito i pareri sfavorevoli resi dalle Amministrazioni competenti (Regione Puglia e Comune di Brindisi).
Grazie all’attività giudiziaria intrapresa innanzi al Giudice Amministrativo, il Comitato ha ottenuto (per tramite del suo legale) che la causa venisse discussa innanzi alla Sezione di Lecce del TAR Puglia (sede competente per il territorio di Brindisi), sottoponendo al Giudice tutte le défaillance amministrative che hanno contraddistinto il procedimento paesaggistico – urbanistico intrapreso dall’Autorità.
In data 20 febbraio u.s. è stata discussa l’udienza cautelare per la concessione di misure di urgenza. Tuttavia, anche alla luce delle nostre argomentazioni difensive, la richiesta di provvedimenti d’urgenza è stata rinunciata e la causa verrà discussa in sede di merito il 22 maggio p.v.
In tale occasione noi continueremo a far valere gli interessi di una comunità che chiede di salvaguardare il sito archeologico più importante della città.
Abbiamo inoltre deciso di organizzare un incontro con la stampa e con tutta la cittadinanza per far conoscere lo stato dell’arte dal punto di vista amministrativo e presenteremo, ancora una volta, le nostre proposte per la riqualificazione e la valorizzazione di tutta l’area di Sant’Apollinare: dalle banchine di Costa Morena fino al capannone Montecatini.

14 dicembre 2018

PRESENTATO NUOVO ESPOSTO IN PROCURA. PUNTA DELLE TERRARE / SANTA APOLLINARE SONO LUOGHI DA TUTELARE



Pochi giorni fa abbiamo presentato in Procura un nuovo esposto a sostegno ed integrazione di quello depositato il 7 gennaio 2016 dopo la sospensione dei lavori della Security avviati dall’Autorità Portuale disposta dalla Soprintendenza.
Le opere in questione, infatti, ricadono in aree “paesaggisticamente” vincolate per legge (ai sensi dell’art.142 comma 1 lettera a) e c) D.Lgs N.42/2004), pertanto “i proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo di immobili ed aree di interesse paesaggistico tutelati dalla legge, non possono distruggerli né modificarli”.


Ma cerchiamo di riprendere il filo del discorso.
Il 28 luglio 2018 a seguito del sequestro dell’area di Punta delle Terrare/S. Apollinare e di richiesta di dissequestro da parte di Patroni Griffi, abbiamo scritto un comunicato stampa denunciando l’arroganza dell’Autorità Portuale chiedendo contestualmente al Sindaco l’apertura di un tavolo affinchè si potesse delineare la revoca di quel progetto e definire la restituzione di quell’area alla città.

29 luglio 2018

PUNTA DELLE TERRARE: LE INDAGINI SMASCHERANO UNA GESTIONE PRIVATA DI UN BENE PUBBLICO SENZA ALCUN CONTROLLO DELLE ISTITUZIONI PREPOSTE

Più volte in passato abbiamo lanciato l’allarme su S.Apollinare (vedi link) arrivando anche a presentare, nel gennaio 2016, un esposto in Procura per i lavori avviati dall’Autorità Portuale, nel quale si chiedeva di accertare il rispetto dei vincoli paesaggistici ed archeologici ricadenti in quell’area, convinti che tutta l’area archeologica di Punta delle Terrare , la storica spiaggia di S.Apollinare e Villa Skirmunt, debbano essere preservate e valorizzate. 

Quei luoghi appartengono alla nostra Storia, all’identità di questa città. Radici che non possono essere soffocate dal cemento di un inutile molo progettato più di dieci anni fa, né da orribili recinzioni che da oltre un anno bloccano il semplice accesso ai cittadini, né tantomeno da atti di incredibile arroganza istituzionale. L’arroganza di chi gestisce un bene pubblico ritenendo di non dover dar conto a nessuno, come fosse casa propria (anzi peggio, perché in casa propria non sverserebbe rifiuti), l’arroganza di chi usa soldi PUBBLICI per deturpare quei beni anziché proteggerli e renderli maggiormente fruibili ai cittadini.

Leggendo le notizie riportate in questi giorni (vedi link) dalla stampa riguardo le motivazioni del sequestro di quella porzione di porto, si rimane basiti di fronte all’emergere di responsabilità gravissime da parte di tutti i soggetti coinvolti in questa indagine. Dai rappresentanti dell’Autorità Portuale ai responsabili del Comune, dal direttore lavori alle ditte e persino da chi (la soprintendenza archeologica) aveva l’unico compito di sorvegliare che i lavori fossero rispettosi dei vincoli archeologici e paesaggistici ricadenti in quella zona. Riguardo quest’ultima vogliamo inoltre evidenziare che una nostra PEC inviata in data 4 agosto 2017, con la quale chiedevamo informazioni su cosa avvenisse all’interno di quel cantiere, non ha MAI avuto risposta, nonostante un ente pubblico abbia l’obbligo di rispondere entro 30 gg.

Tra le tante nostre iniziative volte ad attirare l’attenzione su questa tematica, ci sono state intere giornate dedicate alla pulizia della spiaggia in abbandono; la successiva “Mellonata di fine agosto” con musica, poesie, canzoni, fotografie e tanti cittadini ad ammirare la stupenda visuale del castello e della città; gli incontri con Regione, Provincia, Comune; una mostra con le immagini, la storia, il progetto di cementificazione e ciò che invece vogliamo che diventi quel luogo; una raccolta di firme per bloccare il progetto dei nuovi accosti dell’Autorità Portuale e per riqualificare l’intera area; l’esposto già citato e l’ultima nostra azione lo scorso anno, quando già l’intera zona era stata recintata e solo grazie alla collaborazione con i Vogatori Remuri Brindisi siamo riusciti a “sbarcare” sulla mitica spiaggia, un gesto simbolico per ribadire che quel luogo appartiene ai brindisini e a loro deve tornare.

Questa città deve finalmente decidere se continuare a guardare ad un passato con un modello industriale ed economico fallimentare, velenoso e con un approccio aggressivo al proprio territorio, oppure alzare finalmente lo sguardo ad un futuro che è oggi, attraverso la propria storia, identità e incredibile bellezza. Insomma credere in sé stessa e non in progetti come sempre calati dell'alto, avulsi dal contesto. Il recupero della spiaggia di Sant'Apollinare e di Punta delle Terrare rappresenta un punto di svolta anche culturale per questo territorio dopo circa 60 anni di industrialismo selvaggio e ansia cementificatoria.

Fiduciosi nell'azione intrapresa dalla magistratura, confidiamo nel BLOCCO TOTALE di ogni altra opera ed IL RIPRISTINO dei luoghi con l’ELIMINAZIONE di quanto illecitamente costruito e il RISPETTO dei vincoli già esistenti. Ma non solo. Chiediamo al Sindaco e alla nuova Amministrazione Comunale di aprire URGENTEMENTE un tavolo in cui si definisca con l’Autorità Portuale la RESTITUZIONE alla città di quell’area, la valorizzazione dell’area archeologica di Punta delle Terrare, la ristrutturazione di Villa Skirmunt per adibirla a museo, il recupero della storica spiaggia di S.Apollinare con un concorso di idee che la renda fruibile ai cittadini e ai turisti, la restituzione di tutte le altre aree che ricadono nella competenza della AP ma sono di tutti, come l'ex capannone Montecatini.

Questa città deve decidere da che parte andare. Se continuare a guardare al passato, a quel modello di sviluppo che ha ormai mostrato tutti i suoi aspetti negativi, oppure se aprire davvero una fase nuova. Cominciando col proteggere ciò che ancora non è stato totalmente distrutto, salvandolo dall’incuria, dagli abusi, dalla mancanza di rispetto.

10 marzo 2018

DAGLI ESPOSTI IN PROCURA ALLE NON-RISPOSTE DELLE ISTITUZIONI E IL RECENTE SEQUESTRO. SANT’APOLLINARE UN LEMBO DI TERRA DA SALVARE.

Apprendiamo dal settimanale brindisino “il7” del sequestro, da parte della procura di Brindisi, di tutta l’ampia porzione di porto in cui insiste l’area archeologica di Punta delle Terrare attigua alla spiaggia di S.Apollinare e villa Skirmunt.
I presunti illeciti di cui si parla nelle motivazioni del sequestro sono la conferma di quanto da anni cerchiamo in tutti i modi di portare all’attenzione dell’opinione pubblica e della politica locale, quest’ultima da sempre immobile e silente di fronte allo strapotere dell’Autorità Portuale riguardo le sorti del nostro porto.
Le iniziative da parte nostra per accendere i riflettori su questa vicenda iniziarono nel 2014 con la pulizia della spiaggia di S.Apollinare e una giornata in cui i brindisini poterono rivivere con noi la “mellonata” di agosto e ridare vita e dignità a quei luoghi a tutti tanto cari. 

2 febbraio 2017

PROCESSO ENEL : LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA DI CONDANNA

Enel Brindisi, motivazioni della sentenza di condanna: “Inerzia della società davanti a fatti di non comune gravità”

Nel provvedimento che dispone il risarcimento di 58 agricoltori che hanno subito l'inquinamento dei loro campi, il giudice ha sottolineato che i dirigenti dell'azienda erano pienamente consapevoli di danneggiare l’uva, i carciofi e le angurie coltivati vicino alla centrale di Cerano ma nonostante questo hanno continuato “deliberatamente” ad usare carbone senza prendere le necessarie precauzioni.

leggi l'articolo completo QUI

30 ottobre 2016

ENEL CONDANNATA IN PRIMO GRADO MA NON BASTA. AD ESSERE ACCERTATO DOVRA’ ESSERE IL DISASTRO AMBIENTALE E I DANNI ALLA SALUTE.

Si chiude il primo grado del processo Enel in cui si è dimostrato che le polveri che hanno “sporcato” i terreni e le coltivazioni adiacenti al carbonile e al nastro trasportatore erano effettivamente polveri di carbone. Non era facile dimostrarlo, ed Enel, in questi quattro anni di dibattimenti, ha sempre sostenuto la tesi che la polvere nera ritrovata sulle colture di Cerano non fosse carbone ma altro.
Getto pericoloso di cose e danneggiamento aggravato. Condannati due dirigenti Enel, Calogero Sanfilippo, responsabile della produzione e Antonino Ascione, responsabile dell’unità di business, entrambi coscienti delle dispersioni del carbone avvenute sia dal carbonile della grandezza di 125mila metri quadri, sia dai 12 chilometri di nastro trasportatore.  

Questo un po’ il mood di ciò che i due manager si scrivevano tramite mail e venuto a galla grazie all'inchiesta della Digos:

“Io lo manderei a fare in culo dal nostro avvocato”
“Lo abbiamo risarcito altre due volte ma adesso lo manderei a fare in culo…”
“La famiglia Cosenti è stata risarcita nel 2000 e nel 2005. In altre tre occasioni ha presentato richiesta senza essere risarcito… Condivido di mandarlo a fare in culo, anche se alla fine occorre risolvere il problema”
“Una soluzione potrebbe essere quella di acquistare o di iniziare a mostrare interessamento all’acquisto del terreno”
“Sono d’accordo nel sentirlo ma, essendo un rompicoglioni tipo Spedicato (un altro agricoltore, nda), bisogna evitare che diventi una piattola. Ciao”.

Nel frattempo i due dirigenti sono stati al loro posto, nei loro uffici, sulle loro poltrone fino al giorno della sentenza che li ha condannati a 9 mesi di reclusione. Assolti gli altri 11 imputati ma condannata Enel Produzione che insieme ai due dirigenti dovrà risarcire 58 contadini.

Una piccola vittoria ma un grosso passo in avanti. Un primo passo verso il riscatto del nostro territorio dopo anni di denunce. La conferma in primo grado dell’inquinamento dei campi, che oltre ad essere dei terreni privati sono anche un bene della comunità inteso come possibilità di lavoro e ricchezza di biodiversità del territorio. Un danno ai terreni privati ma anche un danno ad un ecosistema di cui la comunità e le associazioni ne sono custodi benché il Tribunale abbia deciso di escluderle dal risarcimento.
Un primo passo che è un bicchiere mezzo pieno perché l’impatto di Enel su questo territorio non può chiudersi con una condanna per imbrattamento. Il nostro territorio è vittima di un danno ambientale di proporzioni enormi e non solo alla luce dei gravissimi dati sanitari che abbiamo a disposizione.
Per questo la nostra battaglia non si ferma qui ma continua perché quell’impianto deve essere chiuso definitivamente e quell’area bonificata e riconsegnata alla collettività. L’era dei combustibili fossili è terminata, il vecchio modello industriale che abbiamo dovuto subire ha fallito, il teorema per cui la tutela del lavoro passa necessariamente dalla tutela della produzione industriale non è stato mai dimostrato anzi, è avvenuto proprio il contrario. A Brindisi si tutelano i colossi dell'energia e della chimica, si tutela la rete affaristica tra malapolitica e interessi finanziari delle grandi multinazionali, si tutelano i grandi capitali di Enel mentre la disoccupazione cresce a dismisura come cresce il fenomeno dell’emigrazione in cerca di lavoro, la corruzione e l’inaridimento fisico e culturale del territorio.

18 luglio 2014

ENI, LA PROCURA APRE UN' INCHIESTA SUL PETROLCHIMICO E LA DISCARICA MICOROSA

Dopo gli esposti di alcuni cittadini che vivono vicino allo stabilimento e si sono ammalati di tumore e di due comitati ambientalisti i pm avviano un'indagine. Ma individuare i contorni del caso non è semplice, sia per la difficoltà di provare il nesso diretto tra inquinamento e patologie sia perché il sito è passato di mano più volte prima di arrivare all'attuale proprietà, che fa capo a Syndial e Versalis. Intanto il ministero dell'Ambiente procede con l'iter per la messa in sicurezza della discarica, che sarà pagata con soldi pubblici.

di Tiziana Colluto

Leggi l'articolo completo 

E INTANTO IL CONSIGLIO DEI LAVORI PUBBLICI BLOCCA LA MESSA IN SICUREZZA DI MICOROSA 

30 giugno 2014

LO STUDIO SUI FORNITORI OCCULTI DI ENEL.

La questione è se la nostra bolletta dell’Enel, insieme a quelle di 31 milioni di italiani, possa aver contribuito o meno a caricare gli Ak47 che nel 2001 hanno ucciso tre leader sindacali del Sintraminercol alla miniera di La Loma, Colombia. E magari contribuisca ancora oggi a foraggiare indirettamente i gruppi paramilitari che terrorizzano i minatori con servizi di security che si spingono molto oltre il limite della violazione dei diritti umani. Questione delicatissima, che investe una società controllata dallo Stato che ha come maggior azionista il Governo italiano e che trova ragion d’essere in un studio sulla sostenibilità ambientale della filiera del carbone proveniente dalla Colombia, tra i maggiori esportatori in Italia. Greenpeace lo ha commissionato all’istituto di ricerca indipendente olandese Somo nei primi mesi del 2014. 

16 giugno 2014

BRINDISI: MALATI CON TUMORI DEL SANGUE DENUNCIANO LE INDUSTRIE (+VIDEO CONF. STAMPA)

 (fonte)

In un  articolato esposto-querela 4 malati e 2 congiunti di cittadini deceduti, affetti da tumori del sangue come leucemie e linfomi, hanno denunciato le industrie del polo industriale brindisino per aver causato le loro malattie con le loro emissioni e con l'inquinamento del suolo e della falda .
L'esposto è stato illustrato oggi nel corso di una conferenza stampa presso lo studio del loro legale, che è anche uno degli esponenti in quanto ammalatosi di un linfoma, l'avvocato Giovanni Brigante.

31 marzo 2014

PORTO TOLLE: IN CARCERE TATO' E SCARONI, COLPEVOLI DI DISASTRO AMBIENTALE E OMESSE CAUTELE.

tratto da il fatto quotidiano 

La Corte riconosce gli ex amministratori colpevoli di disastro ambientale doloso ed omesse cautele. Scaroni e Tatò interdetti dai pubblici uffici per cinque anni. L'ad di Eni si dichiara estraneo e annuncia ricorso. Assolto l’attuale ad di Enel, Fulvio Conti. Esultano le associazioni: "finalmente, chi inquina paga".


 “La condanna dei vertici di Enel – dichiara il direttore generale di Greenpeace Giuseppe Onufrio – relativa al periodo in cui ci sono state le emissioni di inquinanti maggiori e, sopratutto, la definizione del danno ambientale causato dalle emissioni in eccesso rispetto alla normativa, sono un riconoscimento importante da parte del magistrato”

20 gennaio 2014

15 MILA TONNELLATE DI RIFIUTI TOSSICI PROVENIENTI DA TARANTO, SVERSATI NELLE CAMPAGNE TRA BRINDISI E MESAGNE.

foto: BrindisiReport.it
Le indagini erano state avviate il 4 febbraio scorso, l’area è stata monitorata per un mese. I fanghi derivavano dall’intervento di messa in sicurezza e bonifica della falda superficiale nell’area ex Belleli, a ridosso dell’Ilva, in cui la “Belleli Offshore”, a partire dal 1981, ha svolto attività di sabbiatura, verniciatura e assemblaggio di elementi di piattaforme petrolifere.


Otto imprenditori e quattro società per tombare i fanghi Belleli tra gli uliveti/ I nomi 

23 ottobre 2013

TORCE PETROLCHIMICO, CONSEGNATO UN ESPOSTO IN PROCURA.

Da oltre una settimana una delle torce del petrolchimico, nella zona industriale di Brindisi,  sfiamma in maniera continua e costante, rilasciando nell'atmosfera enormi quantità di sostanze inquinanti. 
Il fenomeno è iniziato il 14 ottobre ed è proseguito per 8 giorni (e probabilmente  sta continuando anche adesso) nella totale indifferenza, più o meno di tutta la città e anche degli organi di stampa che dovrebbero, a nostro parere, quantomeno informare su cosa sta avvenendo vista la pericolosità di questi inquinanti quando immessi nell'ambinete, e le ripercussioni che hanno sulla salute umana

20 settembre 2013

SEQUESTRATI 27 IMPIANTI FOTOVOLTAICI ILLECITI. 120 ETTARI DI CAMPAGNA BRINDISINA DETURPATA.

BRINDISI – Una piramide. Al vertice una società con sede in Lussemburgo, fondata e amministrata da uno spagnolo di cui si sono perse le tracce da tempo.
Poi una serie di ramificazioni di società e aziende varie che procedevano materialmente a sfruttare fino all’osso il territorio brindisino e il suo bel sole. Impiegando manodopera straniera ridotta quasi a schiavitù. 

Leggi l'articolo su BrindisiReport.it

20 marzo 2013

LE "CARTE RISERVATE" SUI VELENI DELLA ZONA INDUSTRIALE

Sono passati 19 anni dalla morte di Ilaria Alpi e Miran Horavatin. Il 20 marzo 1994 a Mogadiscio un commando armato li ha uccisi, mentre svolgevano il loro lavoro. La verità su quello che è accaduto ancora non si conosce. Oggi in diverse parti di Italia si ricordano i due giornalisti.  Brindisioggi.it  pubblica in questa giornata il servizio “Le carte riservate sui veleni della zona industriale”, un piccolo contributo al “giornalismo d’inchiesta”, affinchè  continui la lotta per ricercare la verità, e affinchè la morte di Ilaria e di altri giornalisti non resti solo un fatto di cronaca.Dai fanghi inquinati nei terreni dell’area Micorosa, ai veleni seppelliti ai piedi degli impianti dell’ex Petrolchimico, e poi la massa dei rifiuti dell’Alfa Edile. Un viaggio tra carte riservate dei dirigenti di allora che vengono alla luce solo oggi, e poi l’intervista al geometra Giuseppe Bonavota,  socio di maggioranza di Micorosa, colui che avrebbe dovuto compiere il miracolo trasformando i fanghi contaminati in intonaci per le case e in calcidrata per abbattere gli inquinanti della combustione del carbone. Un business che non decolla, sentirete le sue ragioni.

Lucia Portolano
Riprese e montaggio di Niccolò Lania



8 marzo 2013

CHIUSO IL PROCESSO "COKE". TUTTI ASSOLTI!

Articolo di Roberta Grassi   8 marzo 2013 BrindisiReport.it

Foto BrindisiReport.it
Polveri del carbonile di Costa Morena: assolti manager Edipower ed Enel 
Sono dieci anni o poco meno che si dibatte di carbone e carbonili, in particolare di quello di Brindisi Nord che fu condiviso da Enel e da Edipower, che era scoperto e il carbone svolazzava qua e là. Di quella coltre nera che costringeva a chiudere le finestre, dell’inquinamento del suolo e del sottosuolo. C’è stata un indagine. Oggi, nel tardo pomeriggio, si è chiuso il processo che già nel 2009 si era ritrovato in un punto di svolta: il giudice Stefania De Angelis ha stabilito che il ‘fatto non sussiste’ e ha assolto i tre imputati rimasti alla sbarra per l’inquinamento provocato dal carbonile di Brindisi Nord.

22 febbraio 2013

COSA SI BRUCIA NEGLI INCENERITORI ITALIANI?

foto: Niall Benvie/CORBIS

QUANTI CE NE SONO IN ITALIA? 

QUANTI SONO STATI POSTI SOTTO SEQUESTRO? 

QUANTO SONO PERICOLOSI?

Una inchiesta di Fabio Deotto

18 febbraio 2013

BRITISH GAS, ADDIO DEFINITIVO: RINUNCIA ALLA COLMATA MA NON VUOL PAGARE NIENTE


BRINDISI – Dopo l’annuncio dell’amministratore delegato di British Gas Italia, Luca Manzella, comparso il 6 marzo 2012 sul principale quotidiano economico nazionale, dell’abbandono di Brindisi, intervista che diede la stura ad una lunga e molto spesso forzata querelle sulla fuga degli investitori stranieri dall’Italia a causa della nostra legislazione inadeguata,  a distanza di poco meno di un anno arriva la conferma in un atto formale. Nelle more, c’è stata la conclusione del processo di primo grado per il primo iter autorizzativo del progetto del rigassificatore, con la confisca della colmata di Capo Bianco. Ora Brindisi Lng – la controllata cui fu passata l’operazione – ha inoltrato richiesta all’Autorità Portuale di Brindisi di recesso unilaterale dall’accordo sostitutivo di concessione demaniale marittima che consegnò alla società inglese l’area di Capo Bianco.

7 febbraio 2013

SVERSAMENTI, LA SALUTE E' A RISCHIO. PRESENTATO UN ESPOSTO IN PROCURA.

La vicenda dell’allagamento della trincea del nastro trasportatore e lo sversamento, eseguito da Enel, di acqua mista a carbone nel canale e nei terreni adiacenti è oggetto di un esposto da noi presentato presso la Procura della Repubblica di Brindisi il 30 Gennaio scorso.
Le cronache di quei giorni riportate dai media e i nostri sopralluoghi effettuati sui luoghi dell’accaduto nonché il tempestivo blocco delle procedure da parte della magistratura e dei Carabinieri del Noe hanno messo in luce l’ennesimo sfregio perpetrato da Enel ai danni di questo territorio.
Con il nostro esposto chiediamo che si faccia definitiva chiarezza su questa vicenda, che vengano accertati eventuali danni all’ambiente, che vengano ravvisate (se ci sono) responsabilità, che si indaghi su tutte le procedure effettuate al fine di evitare ulteriori disastri ambientali e che sia conforme alle disposizioni in materia anche il trasporto su gomma del carbone.
Questo territorio sta pagando un prezzo troppo alto in termini ambientali e sanitari, nessun altro sfregio è tollerabile come qualunque altra minaccia all’ambiente ed alla salute.
Continueremo a vigilare e denunciare, il futuro che immaginiamo per noi e i nostri figli non è fatto di veleni, qualcuno lo tenga a mente.