NO ENI. NO TEMPA ROSSA.
Tempa Rossa è un progetto che prevede la realizzazione di opere ed impianti che serviranno allo stoccaggio del greggio e che riguarderanno sia l'ambiente marino che quello terrestre.
L'operazione di stoccaggio pur avvalendosi delle migliori tecnologie disponibili, porterebbe ad una produzione di composti organici volatili pari a circa 26.000 kg l'anno, oltre all'aumento del 12% di emissioni di ogni genere.
I dati sono stati forniti da uno studio di ISPRA ed ARPA sull'impatto ambientale.
Trattasi quindi di sostanze ad effetto cancerogeno, di sostanze responsabili di patologie anche a carico dell'apparato respiratorio e cardiocircolatorio.
Una condizione questa che andrebbe a produrre un aumento dell'inquinamento ambientale di cui già allo stato attuale la raffineria è responsabile.
NONOSTANTE QUESTO, PROVINCIA DI TARANTO, COMUNE DI TARANTO E MINISTERO DELL'AMBIENTE HANNO ESPRESSO PARERE FAVOREVOLE ALLA REALIZZAZIONE DEL PROGETTO.
OPPONIAMOCI!
TUTTI AL SIT-IN: FAREMO SPECIFICHE E CHIARE RICHIESTE
SABATO 8 OTTOBRE ORE 10
2 ottobre 2011
28 settembre 2011
29 OTTOBRE: GIORNATA DI MOBILITAZIONE NAZIONALE CONTRO IL CARBONE
APPELLO PER UNA MANIFESTAZIONE NAZIONALE NEL POLESINE E PRESIDI DAVANTI ALLE CENTRALI A CARBONE DI TUTTA ITALIA.
La scelta di incrementare l’uso del carbone per la produzione di energia elettrica è una scelta nociva e sbagliata, soprattutto oggi che i cambiamenti climatici costituiscono una minaccia per il futuro del Pianeta e le fonti rinnovabili, insieme all’efficienza energetica, rappresentano l’alternativa efficace e praticabile.
Il carbone è anche una grave minaccia per la salute di tutti: la combustione rilascia una cocktail di inquinanti micidiali (Arsenico, Cromo, Cadmio e Mercurio, per esempio), che coinvolgono un’area molto più vasta di quella intorno alla centrale. L’Anidride solforosa emessa, combinandosi con il vapore acqueo, provoca le piogge acide, per non parlare dei danni alla salute derivanti dalle polveri sottili.
La scelta di incrementare l’uso del carbone per la produzione di energia elettrica è una scelta nociva e sbagliata, soprattutto oggi che i cambiamenti climatici costituiscono una minaccia per il futuro del Pianeta e le fonti rinnovabili, insieme all’efficienza energetica, rappresentano l’alternativa efficace e praticabile.
La combustione del carbone in centrali elettriche rappresenta, infatti, la più grande fonte “umana” di inquinamentoda CO2, più del doppio di quelle a gas. A parole tutti sono per la lotta ai cambiamenti climatici, ma in Italia si fanno scelte in senso contrario, nonostante l’Unione Europea abbia assunto la decisione di ridurre entro il 2020 di almeno del 20% le emissioni di gas serra, rispetto ai livelli del 1990.
Il carbone è anche una grave minaccia per la salute di tutti: la combustione rilascia una cocktail di inquinanti micidiali (Arsenico, Cromo, Cadmio e Mercurio, per esempio), che coinvolgono un’area molto più vasta di quella intorno alla centrale. L’Anidride solforosa emessa, combinandosi con il vapore acqueo, provoca le piogge acide, per non parlare dei danni alla salute derivanti dalle polveri sottili.
La consapevolezza del legame tra danno ambientale e minacce per la salute umana, con inevitabili costi per la collettività, dovrebbe ormai costituire una consapevolezza comune. Ciò nonostante, e per mere convenienze proprie legate all’attuale prezzo del carbone (peraltro in salita), alcune aziende insistono per costruire nuove centrali a carbone o riconvertire centrali esistenti.
Con i recenti referendum oltre 25 milioni di italiani hanno rivendicato il diritto a decidere del proprio futuro, un futuro in cui i cambiamenti climatici non raggiungano livelli distruttivi per l’ambiente, il benessere e la stessa specie umana, un futuro di vera sicurezza energetica, un futuro di vera e stabile occupazione. Rivendichiamo anche il diritto a essere coinvolti in scelte chiare, fondate su strategie e piani condivisi e non dettati dalle lobby energetiche, ma dall’interesse di tutti e dal bene comune.
Proponiamo il territorio polesano come laboratorio nazionale per cominciare ad immaginare ed attuare l'alternativa energetica, per uscire dalle fontifossili.
Cominciamo questo percorso con una giornata di mobilitazione nazionale contro il carbone il 29 ottobre, e con una manifestazione nazionale a Porto Tolle.
A Porto Tolle, l'ENEL vuole – anche con modifiche alle leggi e alle normali procedure, operate da una politica compiacente – convertire una centrale a olio combustibile in una centrale a carbone della potenza di 2000 MW, nel mezzo del parco del Delta del Po. Questa centrale a carbone emetterebbe in un solo anno 10 milioni di tonnellate di CO2 (4 volte le emissioni di Milano), 2800 tonnellate di ossidi di azoto (come 3.5 milioni di auto), 3700 tonnellate di ossidi di zolfo (più di tutti i veicoli in Italia), richiedendo lo smaltimento di milioni di tonnellate di gessi e altre sostanze.
La centrale a carbone di Porto Tolle non avrebbe alcun senso. La riconversione avverrebbe al di fuori e contro di ogni strategia di riduzione delle emissioni di anidride carbonica (strategia che ancora oggi
non c’è) e persino di ogni logica energetica, dal momento che l’Italia ha una potenza istallata quasi doppia rispetto al picco della domanda, al punto che i produttori di energia elettrica lamentano che gli impianti vengono oggi usati per un terzo della loro potenzialità.
Non solo: oggi le maggiori prospettive di nuovi posti di lavoro, nel mondo e in Italia, sono nei settori delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, con numeri che in alcuni Paesi ormai superano l’industria tradizionale; al contrario, la centrale a carbone porrebbe a rischio l’occupazione già esistente, e quella futura, nell’agricoltura, nel turismo e nella pesca.
La riconversione a carbone avverrebbe con una tecnologia di combustione che, pur spinta ai suoi migliori livelli, resta sempre assai più inquinante di quella basata sul gas naturale, e dannosa per la salute; nel caso di Porto Tolle, i dati di rilevazione e le epidemiologie mostrano che l’inquinamento e i danni sanitari si estenderebbero per buona parte della Pianura Padana che è già una delle aree più inquinate del Pianeta.
Il ricatto occupazionale di ENEL, dunque, va rifiutato da tutti con dignità e fermezza, perché oggi più che ieri il futuro è nell’economia sostenibile per l’ambiente e nella democrazia delle scelte.
Con la giornata del 29 ottobre ci rivolgiamo a tutti, anche a coloro che subiscono il ricatto occupazionale, nel Polesine e ovunque in Italia vi siano progetti di costruzione di nuove centrali a carbone o di ampliamento di quelle esistenti, per rifiutare tutti insieme il ricatto occupazionale e cominciare invece a costruire un lavoro dignitoso, una società basata sull’interesse collettivo e non sugli interessi di pochi, sulla dignità
dell'oggi e sulla possibilità di un futuro per tutte e tutti.
COORDINAMENTO VENETO CONTRO IL CARBONE
Promotori
AltroVe,rete comitati e associazioni per un altro Veneto; ARCI; Associazione altramente scuola per tutti; A sud; Circolo culturale "AmbienteScienze" di Cremona;Comitato Energiafelice; Comitato SI alle energie rinnovabili NO al nucleare; Coordinamento Veneto Contro il Carbone; Ecologisti democratici; Fare Verde; Federconsumatori; Forum Ambientalista; Greenpeace; Kyoto Club; Italia Nostra; ISDE - Medici per l'Ambiente; Legambiente; LIPU; Movimento Difesa del Cittadino; Movimento Ecologista; Otherearth; Rete della Conoscenza (Uds - Link); Rigas; WWF; Ya Basta.
Primi firmatari
Federazione nazionale dei Verdi; PRC-FDS Nazionale; SEL Nazionale
Adesioni individuali:
Anna Donati; Virginio Bettini; Ilaria Boniburini; Edoardo Salzano
25 settembre 2011
24 settembre 2011
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MOVING PLANET
SALI SULLA TUA BICI, PRENDI IL TUO SKATE, METTI I TUOI PATTINI O SEMPLICEMENTE SEGUICI A PIEDI. MOSTRIAMO AL MONDO COME MUOVERSI SENZA COMBUSTIBILI FOSSILI.
MOVING PLANET
Il primo evento globale di mobilitazione per il clima organizzato via social network in contemporanea con le principali metropoli di tutti e 5 i continenti e in altre 168 città del mondo.
Pensiamo che sia il momento di eliminare la dipendenza dai combustibili fossili: vogliamo sconfiggerla sia simbolicamente, oggi 24 settembre migliaia andranno per le strade in bicicletta o a piedi, che concretamente, stimolando un cambiamento negli stili di vita.
Pensiamo che sia il momento di eliminare la dipendenza dai combustibili fossili: vogliamo sconfiggerla sia simbolicamente, oggi 24 settembre migliaia andranno per le strade in bicicletta o a piedi, che concretamente, stimolando un cambiamento negli stili di vita.
L’infrastruttura globale di produzione di energia basata sui combustibili fossili è, infatti, una minaccia al nostro futuro e un obiettivo comune del nostro movimento è la trasformazione a un modello energetico sostenibile. Stanno inquinando i nostri oceani, le nostre terre, le nostre comunità, la nostra aria e i polmoni dei nostri figli; stanno corrompendo i nostri politici con più di 600 miliardi di sussidi mondiali; e, cosa molto preoccupante, se continuiamo a bruciare carbone e petrolio, il cambiamento climatico si trasformerà in una catastrofe climatica. Non possiamo attendere un minuto – prendiamo il 24 settembre per dimostrare alle persone che il potere delle persone può superare quello dei combustibili fossili. Sappiamo che questo non può essere fatto in un giorno e che dobbiamo pensare profondamente a come comunicare in modo chiaro l’alternativa futura. Essere parte della soluzione, muovendosi a piedi o in bicicletta quel giorno, sarà un piccolo primo passo.
MOVING PLANET A LECCE
MOVING PLANET A BRINDISI
23 settembre 2011
La Puglia non è territorio da trivellare!
--Di seguito il comunicato stampa del Comitato "No Petrolio, Si Energie Rinnovabili"--
Il nostro petrolio è di pessima qualità ma costa poco.
Il Comitato “No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili” ribadisce ancora una volta e con forza il suo parere negativo verso ogni progetto di richiesta, da parte delle società petrolifere, ad effettuare prospezioni geosismiche tramite air-gun e successive installazioni di piattaforme petrolifere.
La situazione pugliese è sempre più critica e delicata. La nostra amata Regione è nel mirino di diverse società petrolifere.
Sulla terraferma sono già state concesse 14 autorizzazioni per la ricerca di idrocarburi.
Sono quattro, invece, le società che hanno presentato al MSE istanze di permesso in mare: la Petroceltic in zona Tremiti, la Northern Petroleum nel tratto di mare antistante le coste che vanno da Bari a Leuca, l’Eni su Brindisi e la Spectrum Geo per tutta la costa pugliese.
La Petroceltic si è impegnata a non svolgere alcuna attività nel mare delle Isole Tremiti fino al 22.3.2012, quando il Tar del Lazio prenderà una decisione definitiva.
La Northern Petroleum, come illustra la cartina, oltre ad essere già titolare di due permessi di ricerca idrocarburi, den.F.R39.NP e F.R40.NP (campi Giove e Rovesti in verde), ha presentato istanze per il conferimento di ulteriori sette permessi di ricerca: d149 D.R-.NP, d60 F.R-.NP, d61 F.R-.NP, d65 F.R-.NP, d66 F.R-.NP, d71 F.R-.NP, d72 F.R-.NP( in giallo). Nelle aree in verde, come previsto nella 1°fase del programma dei lavori, in autunno/inverno inizieranno i lavori atti ad effettuare prospezioni geosismiche usando air-gun. Una volta concessi due permessi, per effetto domino, non sarà difficile accordare i restanti sette del progetto e poi, in caso di esito positivo delle ricerche, passare alla 2°fase che prevede l’esecuzione di un pozzo esplorativo. Numerose le Osservazioni presentate dalle Istituzioni, dalle associazioni e da noi del Comitato al Ministero dell’Ambiente e al MSE e diversi i ricorsi al Tar. La partita non è ancora finita!
L’Eni ha presentato, già dal ’93, a Brindisi il progetto “Aquila” e nel 2009 ha assegnato alla Saipem la conversione di una sua petroliera in un impianto galleggiante (FPSO) atto allo sfruttamento di un giacimento che si trova a 25 miglia da Brindisi. Il permesso FC2AG (in rosso) è stato accordato all’ Eni che dal ’92 fino al 2020 ha la concessione di coltivazione idrocarburi in quell’aria. Nel 2006, per lavori di manutenzione della piattaforma, i pozzi da cui si estraeva il greggio sono stati chiusi ma sembra che nulla vieti alla società di riaprirli a breve.
La Spectrum Geo, in ultimo, ha sottoposto al MSE due istanze di permesso di prospezioni geofisiche che interessano tutto il Mar Adriatico ed in particolare la “d 1 F.P-.SP” che riguarda l’Adriatico meridionale, costeggiando in toto le coste pugliesi per una lunghezza di 3898 Km ed una superficie 16.169 Km2.
Invitiamo tutti, istituzioni e singoli cittadini, a presentare Osservazioni al Ministero dell’Ambiente entro il 4/10/2011.
( Per info : nopetroliopuglia@gmail.com )
Silvia Russo
Portavoce Comitato “No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili”
Il Comitato “No Petrolio, Si Energie Rinnovabili”, data la situazione sempre più critica e delicata che vede la nostra regione nel mirino di diverse società petrolifere, ha raccolto l’invito dell’Idv e con la presente invita tutti i politici, le associazioni ed i singoli cittadini a partecipare all’iniziativa “Fermiamo le Trivelle” che si terrà venerdì 23 settembre, a partire dalle ore 18.30, presso l'Hotel Cala Corvino a Monopoli in C.da Cala Corvino (ingresso Monopoli Nord dalla SS16).
Interverranno:
Paolo Contini - Segretario cittadino IDV
Orazio Schiavone - capogruppo IDV in Consiglio regionale
on. Pierfelice Zazzera - primo firmatario di Risoluzione per moratoria delle trivellazioni
Comitato “NO PETROLIO, Sì ENERGIE RINNOVABILI”
Comitato “NO MARE NERO”
Orazio Schiavone - capogruppo IDV in Consiglio regionale
on. Pierfelice Zazzera - primo firmatario di Risoluzione per moratoria delle trivellazioni
Comitato “NO PETROLIO, Sì ENERGIE RINNOVABILI”
Comitato “NO MARE NERO”
Conclude :
on. Sergio Piffari - capogruppo IDV in Commissione Ambiente
on. Sergio Piffari - capogruppo IDV in Commissione Ambiente
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