10 novembre 2011

La zona morta alle pendici della centrale.

Articolo tratto integralmente dal sito del quotidiano locale "Senza Colonne".
www.senzacolonne.it

Foto archivio Nac
BRINDISI - “Da anni qui il cielo è sempre più coperto”. A parlare la signora Spedicato, solo una delle tante persone che vivono da anni sotto una cappa di nuvole e fumo da far dimenticare di trovarsi a poca distanza dalle coste salentine. La famiglia Spedicato è la prima in cui ci s’imbatte inoltrandosi nell’area sottoposta a divieto di coltivazione nelle zone agricole, che si trovano tra Brindisi e Cerano. A condannare le circa 150 famiglie, di cui almeno un terzo residenti sul posto, è quello che ormai da molti viene definito un ecomostro: la centrale Enel Federico II. Entrata in funzione nel 1990, la centrale termoelettrica si trova a 12 Km da Brindisi ed occupa un imponente spazio di 270 ettari. E’ collegata tramite quattro elettrodotti da 380 KW alla stazione elettrica di Tuturano, da cui si dipartono le linee nazionali. Con una canna fumaria di 200 metri, la centrale arriva a produrre  fino a 60 GW al giorno, disperdendo i suoi fumi inquinanti su gran parte del territorio circostante, per questo motivo dal 28 giugno del 2007 il Comune di Brindisi ha imposto con un’ordinanza il divieto di coltivazione e la distruzione delle colture erbacee, compresi i frutti pendenti originati dalle stesse colture e la distruzione di produzioni rivenienti da impianti arborei. In particolare le aree agricole interessate dal divieto hanno la sfortuna di trovarsi a poca distanza dal passaggio del nastro trasportatore, che parte nei pressi del porto di Brindisi, dove arriva per mezzo di navi, e che è in grado di trasferire oltre 2000 tonnellate per ora, di combustibile alla centrale. Sul totale della lunghezza di 13 Km, sono sette i Km su cui è stato imposto il divieto di coltivazione, in un’ area agricola del Comune stesso, su un’estensione di circa 400 ettari, ovvero la località S. Lucia – Cerano, motivando il provvedimento con la presenza di presunte contaminazioni lungo il percorso dei nastri trasportatori che collegano la centrale Enel di Cerano al porto di Brindisi.
Da quattro anni ormai questa situazione costringe intere famiglie a fare a meno dell’unica loro risorsa per vivere, produrre e in diversi casi dare lavoro ad altre decine di operai. Una di queste è proprio la famiglia Spedicato, che oltre a vivere da anni nella zona, ha fondato e mandato avanti un’impresa agricola nota in tutta la zona del tuturanese. Nella grande casa di campagna degli Spedicato si confondono attrezzi per la campagna con gli arredi e i giochi dei nipotini, oggetti della quotidianità che, oltre l’attività lavorativa, sono segnati ormai da tempo dalla vicina presenza della centrale.
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9 novembre 2011

I risultati dell‘analisi della mortalità in 44 siti inquinati italiani.

(tratto da scienzainrete.it Ufficio Stampa ISS)

Sono stati presentati, martedì 8 Novembre al 35° congresso annuale dell’Associazione Italiana di Epidemiologia, i risultati dello studio "Sentieri" (acronimo di Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento), coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con l’Università di Roma La Sapienza, il Centro Europeo Ambiente e Salute OMS, il Dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio e l’Istituto di fisiologia clinica del CNR, nell’ambito del Programma Nazionale Strategico "Ambiente e Salute" promosso dal Ministero della Salute.
Lo studio ha analizzato i dati di mortalità, in un arco di tempo che va dal 1995 al 2002, in 44 dei 57 SIN, “Siti di bonifica di interesse nazionale”, presenti sul territorio italiano. 

Nel loro complesso, queste aree sono caratterizzate da una mortalità in eccesso rispetto alle medie regionali. Vale a dire che le morti “osservate” sono, in quasi tutte le località, maggiori di quelle “attese”. Sentieri ha definito le esposizioni ambientali sulla base dei decreti di perimetrazione di queste aree di bonifica, caratterizzate dalla presenza di impianti chimici, petrolchimici, raffinerie, industrie siderurgiche, centrali elettriche, miniere e cave di amianto e altri minerali, porti, discariche e inceneritori. Insomma, l'Italia dell'industria pesante e delle pattumiere, dove generazioni di lavoratori hanno prodotto benessere e ricchezza spesso a costo della loro salute.

Quanti i morti da contaminazione industriale?

Delle 63 cause di morte prese in considerazione dalle statistiche, alcune emergono come indubitabilmente legate a contaminazioni ambientali e malattie lavorative.

Il caso più palese è rappresentato dalle 416 morti in eccesso per tumore alla pleura (tipica lesione da amianto) nei siti contaminati da amianto, per la presenza di cave di estrazione del minerale o di impianti di lavorazione 
Nei poli petrolchimici si sono osservati eccessi di morte per tumore polmonare e per malattie respiratorie non tumorali.
Per questo dato l’attribuzione alla contaminazione ambientale pur non essendo certa risulta probabile. Sono stati inoltre individuati incrementi localizzati di mortalità per malformazioni congenite, malattie renali, malattie neurologiche e oncologiche riconducibili, sempre con criteri probabilistici, alle specifiche emissioni considerate. Altri dati significativi riguardano l’incremento di mortalità per linfomi non Hodgkin nei siti contaminati da PCB, mentre nei siti contaminati da piombo, mercurio e solventi organoclorurati è stato osservato un aumento delle malattie neurologiche.

3.508 in otto anni: ecco a quanto ammontano i morti in più per malattie riconducibili alle esposizioni industriali. Un tributo pagato dalle popolazioni locali all'industrializzazione del paese, che ha lasciato un segno pesante nella contaminazione dei suoli e delle falde, dei fiumi e nei tratti di mare antistanti le aree più critiche” E questa è solo la punta dell'iceberg dell'impatto sanitario da cause ambientali, in quanto l'analisi considera solo la mortalità, quindi non misura adeguatamente le malattie non letali.


Se invece si considera il complesso delle cause di morte, l'eccesso sale a 9.969 casi (oltre 1.200 casi all'anno), quasi tutti concentrati nel Sud Italia (8.933 decessi). Come sapere se queste morti non riguardano solo o soprattutto gli operai che hanno lavorato nelle industrie interessate dallo studio?
Ce lo dice il fatto che per quasi tutte le malattie considerate la mortalità ha riguardato sia gli uomini sia le donne e tutte le classi d'età. Tutta la popolazione quindi è stata più o meno interessata dalla contaminazione diffusa.
“Una popolazione che, già penalizzata da condizioni socioeconomiche sotto la media, deve per giunta fare i conti con una maggiore concentrazione di attività inquinanti” aggiunge Francesco Forastiere del Dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio. “Loro pagano in prima persona con morti e malattie, mentre le bonifiche, in forte ritardo, le paga tutta la collettività e quasi mai i privati che hanno determinato queste situazioni”.

Oltre la mortalità.
Lo studio condotto fino ad ora estenderà il periodo in alcuni casi fino al 2008, analizzerà le schede di dimissione ospedaliera, i registri tumori, delle malformazioni congenite e di altre malattie per avere un quadro anche del carico di malattie di origine ambientale.

Più in generale, nei prossimi anni partirà una serie di studi di biomonitoraggio umano e analisi di alcuni alimenti proprio per colmare le lacune della ricerca attuale. Lo studio Sentieri è infatti di tipo geografico-descrittivo, e non ha potuto misurare direttamente l'esposizione delle popolazioni ai diversi inquinanti. I morti in più sono un importante campanello d'allarme di una situazione degradata. Manca però la “pistola fumante”, l'individuazione puntuale delle sostanze killer e del modo in cui queste – dal suolo, dalle falde e dai corsi d'acqua – abbiano contaminato le persone. Delle ipotesi, ovviamente, esistono. “Escludendo il consumo di acqua potabile che in tutta Italia è controllata nel rispetto delle soglie di legge, si ipotizza che questi inquinanti in specifiche situazioni possano migrare dai terreni agli ambienti indoor sotto forma di vapori” spiega Loredana Musmeci, dell'Istituto Superiore di Sanità. “Un'altra via importante di contaminazione è attraverso il consumo di alimenti, in particolare verdure e pesce”.
Una caratterizzazione chimica dei terreni inquinati e campagne di analisi del sangue e di altri liquidi biologici della popolazione esposta consentiranno di formulare un quadro preciso della contaminazione ambientale, nonché un piano efficace di risanamento di questa Italia avvelenata.


8 novembre 2011

PROGETTO AMBIENTE E TUMORI.

Nel box 'Download', nella cartella 'Studi Scientifici e Dossier' è possibile scaricare il Progetto Ambiente e Tumori , dell' Associazione Italiana di Oncologia (www.aiom.it), con il coordinamento di Ruggero Ridolfi.

Riportiamo  solo alcune righe dell'introduzione: "questo progetto su "TUMORI E AMBIENTE" promosso da AXIOM vuole in conclusione favorire le conoscenze su basi scientifiche dei rischi oncogeni ambientali e promuovere la disussione sul difficile equilibrio tra sviluppo sostenibile e rischio accettabile,che sulle misure di controllo in campo oncolgico.
L'importanza dei grandi impianti industriali nell'aumento del rischio oncologico è stato affrontato in relazione agli stabilimenti industrali a maggiore  impatto ambientale: ACCIAIERIE, CENTRALI A CARBONE ED INCENERITORI."

5 novembre 2011

"ALL'OMBRA DELLE CIMINIERE" di Giovanni Borrello.

Tra due settimane finalmente in libreria l'attesissimo libro "ALL'OMBRA DELLE CIMINIERE", l'inquietante storia della centrale a carbone di Vado Ligure, di chi è costretto a viverci sotto da una vita, la storia dei bambini che giocano a pochi metri dagli impianti perché nessuno ha avuto mai il coraggio di raccontar loro la verità. 'All'ombra delle ciminiere' appunto, un ombra scura come il carbone, e che insieme al carbone ti porti dentro, come un’onta.

E' sì la storia di 40 anni di pesante inquinamento a Savona con gravissimi danni all'ambiente e alle persone, ma non solo, anche di omissioni, imposizioni, gravi e compiacenti sottostime, tangenti, indagati !
E' la storia delle tante parole usate per decenni da manager e amministratori accondiscendenti, o perlomeno indulgenti, per giustificare, legittimare e perpetuare lo scempio ambientale di 5.000 tonnellate di carbone bruciate ogni giorno !

3 novembre 2011

Ancora il Petrolchimico, ancora inchieste e sequestri.

E' di oggi la notizia che il Comitato Tecnico Regionale dei Vigili del Fuoco ha predisposto la sospensione preventiva per sei mesi a Polimeri Europa. Giusto un anno fa, il sequestro da parte della Procura della Repubblica delle torce, che per anni avevano avvelenato la salute dei cittadini.
Le rilevazioni dell’Arpa individuarono, in concomitanza delle accensioni di maggiore durata delle torce picchi di ricadute al suolo di sostanze cancerogene. In particolare, un rapporto di 17 pagine dell’Arpa sull’incidente al Petrolchimico di Brindisi, avvenuto il 29 settembre 2008, sottolineò che alle 20, circa due ore dopo l’entrata in funzione della torcia di Polimeri Europa, le concentrazioni nell’aria di idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) avevano raggiunto quota 38 nanogrammi per metro cubo, rispetto alle concentrazioni medie giornaliere di luglio e agosto dello stesso anno che non avevano mai superato i 3-4 nanogrammi; e che le polveri sottili avevano raggiunto alla centralina Sisri quota 81 (il limite è 50 microgrammi).
Un uso sistematico e criminale delle torce che sicuramente ha ingrossato le tasche, non solo delle aziende, ma anche di chi continua a difendere l'indifendibile con l'alibi della salvaguardia del lavoro.

1 novembre 2011

ELENCO IMPIANTI IMPATTANTI PRESENTI NEL TERRITORIO DI BRINDISI

ENEL BRINDISI SUD –CERANO-
CENTRALE TERMOELETTRICA A CARBONE E OLIO DENSO
4 gruppi in funzione per un totale di
2640 MEGAWATT Divietodi coltivazione agricola.
(Ordinanza del Sindaco del 20-Giugno-2007)
vale per una fascia di metri 500 lungo tutto il nastro trasportatore carbone ENEL (12 Km. circa sino a Cerano)


POLO PETROLCHIMICO ENI
Ditte insediate :
POLIMERI EUROPA–BASELL-ENIPOWER
CHEMGAS -SYNDIAL

Soc. ex MICOROSA
DISCARICARIFIUTI INDUSTRIALI PERICOLOSI E SOSTANZE CHIMICHE 
ALTAMENTE NOCIVE      -50 ETTARI-
Divieto assoluto di accesso al Sito Inquinato. Divieto di Caccia e Pesca per le aree 
limitrofe fino a 200/300 metri.
(Ordinanza del Sindaco del 22-Febbraio-2011)


ENIPOWER
CENTRALE TERMOELETTRICA A CICLO COMBINATO
GAS METANO + VAPORE   1170 MEGAWATT

EDIPOWER BRINDISI NORD (ex ENEL)
CENTRALE TERMOELETTRICA A CARBONE
2 gruppi in funzione per un totale di 640 MEGAWATT
(autorizzata alla riconversione a gasmetano degli altri 2 gruppiperaltri 430 MW
totale complessivo potenziale 1070 MW)
SANOFI AVENTIS
(EX LEPETIT)
INDUSTRIA CHIMICA FARMACEUTICA

DEPOSITO COSTIERO ADRIATICO ex IPEM 1 e  IPEM 2
DEPOSITO STOCCAGGIO DI OLTRE 20.000 Tonnellate di GPL
 (Gas Propano Liquido di petrolio liquefatto )

S.F.I.R.  ZUCCHERIFICIO
PRODUZIONE DI ZUCCHERO E CENTRALE
TERMOELETTRICADA BIOMASSE (rifiuti agricoli dedicati)
39 MEGAWATT

                                                          LNG (ex BRITISH GAS)
RIGASSIFICATORE GAS METANO
STOCCAGGIO MC. 320.000 di GAS METANO
IMMISSIONE IN RETE FINO A 8 MILIARDI DIMC. ANNUI.
Sito (ricavato da un colmamento di specchio d’acqua di circa 15ettari)
 attualmente sotto sequestro per questioni giudiziarie in corso

TERMOMECCANICA SPA –VEOLIA SPA
DISCARICA RIFIUTI PERICOLOSI E NOCIVI
PIATTAFORMA TRATTAMENTO RIFIUTI PERICOLOSI
INCENERITORE RIFIUTI INDUSTRIALI ED OSPEDALIERI
(35.000 T/annue –Energia Termica prodotta 1,4 MW)
Impiantodi proprietà del Consorzio S.I.S.R.I.
attualmente fermo aseguito diquestioni giudiziarie



VINCOLI DI TUTELA AMBIENTALE GRAVANTI SUL TERRITORIO DI BRINDISI.

Vale per tutto il Comprensorio ed altri Comuni limitrofi:
(Legge 349/1986 e successiva dichiarazione specifica con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
del 30-giugno- 1990)
“Area ad elevato Rischio di Crisi Ambientale”, caratterizzata da gravi alterazioni degli equilibri ambientali, nell’atmosfera,nel suolo, nei corpi idrici, che comportano rischio per l’ambiente e per la salute della gente.

Vale per quasi tutta l’Area Industriale fino a Cerano: Area S.I.N.
(Legge 426/1998 e successiva perimetrazione con Decreto del Ministero dell’Ambiente del 10-01-2000)
“Sito di Interesse Nazionale per le Bonifiche” in quanto area soggetta, per quantità e pericolosità degli inquinanti presenti, a rilevante impatto ambientale in termini di rischio sanitario ed ecologico, nonchè a pregiudizio per i beni culturali ed ambientali.

Vale per tutto il “Porto Industriale” (fino a Cerano):
(Decreto Min. 293/2001 e Decreto Legislativo 203/2007)
“Soggetti a Rischio di Incidente Rilevante derivante dalle attività svolte nell’ Area Portuale”
... individuazione del possibile grappolo di effetti (effetto domino) di un incidente e conseguenze dirette ed indirette prestando particolare attenzione al rischio di perdite umane ...connessione con altri Impianti.

Vale per diversi Impianti Industriali esistenti in AreaIndustriale:
(Decreto Legislativo 334/1999: legge Seveso, D.M. 9-5-2001,D.Lgs. 238/2005, Direttive Europee Seveso I-II-III)
“Soggetti a Rischio di Incidente Rilevante”, industrie che possono causare eventi di grande entità
(emissioni in atmosfera, incendi , esplosioni) dovuti a sviluppi incontrollati che possono dar luogo a pericolo grave, immediato o differito nel tempo, per la salute umana e per l’ambiente, sia all’interno che all’esterno dell’industria.

Vale per tutta la costa sud, da Fiume Grande compreso a Cerano: area S.I.C.
(Legge Regionale n°28 del 23-12-2002)
“Sito di Importanza Comunitario” per le particolarità naturalistiche del nostro territorio – “Parco Regionale Saline di Punta Contessa”

L'AUTORITA' PORTUALE.
è un Ente del Ministero, che controlla, progetta e gestisce “buona parte” del Porto di Brindisi (sino aCerano), compresa la movimentazione navale ed i notevoli introiti economici derivanti.
Si avvale ancora del “PianoRegolatore Portuale” risalente al 1975.

IL CONSORZIO SISRI
Oggi Consorzio ASI, è un Ente di “diritto pubblico” che gestisce dagli anni 50’ la nostra “Area di SviluppoIndustriale”, destinata a tale uso dal “Piano Regolatore Generale”, che già dagli anni 70’, e ancor prima con qualche surrogato, prevedeva una macchia industriale molto maggioredella stessa città abitata.

Valutazione di Impatto Ambientale:
per realizzare, modificare,o ampliare Industrie e/o Impianti di una certa entità, è necessario presentare una
V.I.A. di competenza, “a seconda dei casi”, della Provincia, della Regione o del Governo Statale. Nell’istruttoria si esprime sempre il Comune attraverso il  Settore Ecologia ed Ambiente (e, ove occorra, l’Organo Politico), le cui Determinazioni vengono rese pubbliche. Per Impianti leggermente “minori” è previsto lo S.I.A., ossia lo “Studio di Impatto Ambientale” che potrebbe, qualora gli Organi competenti lo ritenessero, render necessaria la VIA successiva.

Autorizzazione Integrata Ambientale:
l’esercizio delle stesse Industrie e/o Impianti di una certa entità è subordinato all’ottenimento dell’ A.I.A.
di competenza, “a seconda dei casi”, della Provincia, della Regione o del Governo Statale.
Nell’istruttoria si esprime sempre il Comune attraverso il  Settore Ecologia ed Ambiente. L’Autorizzazione Integrata Ambientale sostituisce e/o integra qualsiasi altra Autorizzazione di tipo Ambientale .